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Sarà che quando una cosa si rompe non si riaggiusta mai per bene; sarà che le sofferenze non avvicinano, checché se ne dica; e sarà anche che il matrimonio di due persone così differenti non era destinato, dal primo giorno, a finire bene.
O sarà che per tenere unito un filo che passa per due persone è necessario che entrambi lo tengano; nessuno dei due era più disposto a farlo, e quel filo giaceva, esanime, nel mezzo.
Si sganciò la cravatta, e il primo bottone dei pantaloni. Dopo aver guardato un po di televisione si diresse, esausto, verso la camera da letto al piano di sopra.
Dormivano ancora insieme, non sapeva perché. Quel gesto sciocco, considerata la situazione, gli dava tuttavia un senso di normalità in tutto quel caos.
Si tolse, lentamente e senza far rumore, i vestiti. Poi alzò un lembo di coperta e si infilò accanto alla donna che aveva sposato circa 15 anni prima. La guardò di sfuggita. Un raggio di luna che penetrava dalla finestra le illuminava il volto pacato, tranquillo. Lui sperò stesse sognando. Avvicinò la mano per sfiorarla e subito un ricordo lo travolse, come un camion.
«Metti la mano sulla pancia, Eddie!»
«Quando? Adesso?» rispose, nervoso, lui.
«Sì, ora. Sai! Accidenti, hai perso il momento.» si espresse, infine, lei. La bambina si era momentaneamente calmata.
«Porca miseria»
«Dai, tranquillo, fra un pochino si risveglia!»
«Come la chiameremo, Sa?»
«Ah, non so ho comperato un libro di nomi.»
Si alzò, goffamente. La pancia era bella grossa, mancava un mese e mezzo e già lei si sentiva una balena. Stare seduta le doleva: la bimba premeva sulle costole provocandole delle fitte atroci.
Gli porse un libretto arancione comprato da pochi giorni. Aveva annotato sui margini i nomi che lavevano colpita.
«Samantha?» disse lui, inarcando un sopracciglio. Non gli piaceva.
«Bello, Sara. Anche Denise mi piace. Ma è più bello Ginevra.»
«Sì, Ginevra è un gran nome.»
«Allora permettimi di fare due coccole alla mia piccola Ginevra» propose lui, con il sorriso sulle labbra.
Si distese accanto a lei e le posò la mano sulla pancia, massaggiando il punto dove sua figlia, beata e indisturbata, cresceva.
«Ma non sappiamo ancora se si chiamerà Ginevra» si lamentò la donna, che però era estasiata dallentusiasmo di suo marito.
«Ma dai, lasciami fare. Zitta, tesoro»
E si addormentarono così, con la luce gialla dellabat jour, un libro arancione accanto e un gran calore che li invadeva.
Tornò al presente, e lassenza di quel calore percepito pochi istanti prima nella sua mente scostante lo ferì tanto da fargli montare la rabbia.
«Fanculo.» disse, fra sé. Con le lacrime agli occhi le diede la schiena e cercò di dormire.
Sandi, che quando lui era salito ancora non era totalmente addormentata, percepì la mano di lui vicina al suo viso e sentì limprecazione. Immaginò il disagio, la frustrazione delluomo. Avrebbe potuto girarsi, posare una mano sulla sua fronte e dirgli che andava tutto bene. Sarebbe stata una bugia, è vero, ma una di quelle menzogne bianche. Invece non fece nulla. Sospirò, piano per non farsi sentire, e si addormentò. Era finita fra loro, bisognava solo prenderne atto.
2
Il sole era già alto nel cielo, in quella tiepida mattina di primavera. Sandi si svegliò di soprassalto e guardò accanto a sé. Suo marito era uscito, probabilmente era già a fare jogging. Al suo posto Ted, il loro cagnetto beige, russava sonoramente.
«Ted? Teddy?» si rivolse a lui la sua padroncina, tentando, invano, di attirare la sua attenzione. Ma dormiva, e sodo anche. Girò il musetto peloso dallaltra parte, e sospirò.
«Va bene, quando hai voglia scendi» finì brevemente lei, mentre si stiracchiava e usciva dalle calde coperte.
Una volta nella sala da pranzo bollì lacqua e preparò una tisana di the al caramello. Poi si sedette con lo sguardo rivolto verso la finestra che dava sul prato, a pochi metri da lì. Era assorta nei propri pensieri quando il telefono trillò. Si spaventò, posò la tisana rovente e si diresse verso il telefono di casa.
«Pronto?»
«Oh, Sandi! Meno male che ti ho trovata»
Sua madre. Bene, fantastico anzi. Trovava sempre il momento migliore, il più rilassante, e lo rovinava con le sua ciance inutili.
«Dimmi, mamma. Però sbrigati, sono pronta a uscire.»
«Mi dici sempre così! Sciagurata Una madre ha bisogno di parlare con la propria unica figlia, di tanto in tanto. E mai che tu sia disposta ad ascoltarmi. E se avessi un problema grave? Se stessi morendo?»
«Mamma, non vivrai per sempre.» concluse, perentoria e secca.
«E quindi?»
«E quindi ti seppelliremo, quando morirai. Certo non ti lasceremo a marcire in casa tua, e nemmeno ti imbalsameremo.»
Sandi era scocciata: possibile che dovesse fare, ogni santa volta, la melodrammatica?
«Ah, be se mi dici così. Io ti ho cresciuta»
La figliola prodiga, esasperata, piantò il telefono nel tavolino del soggiorno per poter andare a recuperare la tisana in cucina. Tanto si disse si sta solo lamentando della vita e di me. I suoi due argomenti preferiti. Ne avrà per molto.
Ciabattò flebilmente fino alla cucina, prese la tazza della Tour Eiffel ricordo di Parigi e di quella notte magica, dolce e ardente insieme e vi soffiò dentro.
«come al solito nessuno si cura di me! Ti ho cresciuta, quando quel disgraziato di tuo padre se ne è andato! Pensi sia stato facile pensare a cambiare i tuoi pannolini e a lavorare? Io ero unattrice! Una bellissima, talentuosa attrice di talento, sai, ne avevo da vendere!»
«Ah,» riprese Sandi, che nel frattempo aveva colto solo il senso generale di quel monologo infinito «quindi se non sei diventata famosa sarebbe colpa mia e dei pannolini che solevo sporcare? In questo caso, mi devi davvero scusare. Sono stata una figlia orribile; sporcarmi, mangiare, desiderare attenzioni: che ingrata!»
«Oh, Sandra, non fare la drammatica. Non ho detto questo!»
«Invece mi pare che tu labbia appena fatto. Che poi, perdonami se sbaglio, a quel che so io ti avevano già scartata quando ti venne su la pancia della gravidanza» asserì poi, non senza una punta di cattiveria.
«Bene, devo andare. Ciao.» tagliò corto lei.
Carlotta era stata una donna meravigliosa come la figlia, daltronde ma non aveva avuto molta fortuna né con la carriera né con la famiglia: il suo talento era stato presto smentito da numerosi agenti e luomo che allepoca si portava a letto e del quale si stava peraltro anche innamorando aveva tagliato la corda non appena lei aveva pronunciato le parole bebè, culla e biberon. Aveva cresciuto quella figlia non voluta allinsegna dellegoismo e della noncuranza, non mancando mai di sottolineare la sua frustrazione per quel ruolo, di ragazza madre lavoratrice, che così poco, secondo lei, le si confaceva.
La ragazzina, dopo le iniziali delusioni, si arrangiò; si creò una vita e sopravvisse, ma in cuor suo ammirava quella donna così elegante, fine, altera al punto che aveva finito per assomigliarle più di quanto avrebbe mai potuto ammettere. Ma adesso per mesi non si vedevano né si sentivano, e a Sandi stava bene così.
Si mise al PC. Anche quel giorno avrebbe provato a scrivere. Era, in fin dei conti, libera per il resto della giornata. Optò per una protagonista donna: si vantava di conoscere il mondo femminile in ogni sua sfumatura. Sbagliava, ovviamente: conosceva solo il versante cattivo delle donne quello maligno, malizioso, fatto di inganni e menzogne.