La tradizionale durezza bellica teutonica era divenuta, se possibile, ancora più barbara, perché eccitata da isolati attacchi sferrati da cittadini col supporto di marinai delle navi alla fonda della Regia Marina: sera trattato duna primissima, sporadica resistenza spontanea, non ancor collegata ai partiti avversari del nazifascismo, una ribellione iniziata in via Santa Brigida dove, nella mattina del 9, una trentina di residenti aveva assalito una squadra della Wehrmacht, dopo che uno di quei soldati, come al tiro a segno dun parco divertimenti, aveva sparato col proprio fucile dordinanza Mauser Kar 98k allinerme garzone dodicenne dun negozio, che si trovava sulluscio dellesercizio a prendere un po' di sole.
Aveva dato il la a quella compagine d'umiliati partenopei il giovane vice commissario che abbiamo già incontrato di sfuggita, il dottor Vittorio DAiazzo, il quale se ne stava transitando a piedi nei pressi quando il soldato tedesco aveva mirato e fatto fuoco contro il ragazzino: il giovane ufficiale della Pubblica Sicurezza, indignatissimo, aveva sparato senza mirare, da dietro un angolo, nel mucchio teutonico con la sua Beretta M34 dordinanza, svuotandone il caricatore e uccidendo due soldati, Sera quindi eclissato attraverso un vicolo laterale, non tanto per paura del nemico ma per timore di noie, o peggio, da parte dei superiori.
Mentre si dileguava, coloro che della trentina d'esacerbati civili presenti avevano in tasca coltelli, cioè quasi tutti, li avevano estratti e la massa, accesa al calor bianco dalla vista dei cadaveri nemici e dall'immagine do sbenturàto9 guaglio che, colpito allarteria femorale, stava celermente spirando, s'era gettata sul resto della squadra tedesca cacciando urla belluine. Per primo il soldato sparatore era stato sgozzato, sbuzzato ed evirato da tre indignati, un milite s'era ricevuto un pugno sul naso da un assalitore privo di lama e aveva avuto, da un altro alle sue spalle, un colpo di coltellaccio che l'aveva lasciato ferito orizzontalmente alle chiappe; quasi tutti gli assaliti avevano sofferto tumefazioni e lacerazioni a braccia e volto, uno, peggio, aveva perso il naso. Nessun germanico era riuscito a sparare un sol colpo contro l'orda inselvatichita e presto, sergente in testa, la squadra era fuggita abbandonando sull'acciottolato la propria boria. I fucili e le bombe a mano degli ammazzati e i fucili lasciati a terra dai feriti più gravi erano stati raccolti e nascosti nelle case. Prestissimo sarebbero serviti ad affrancare la città. I tre cadaveri erano stati portati in bassi, qui sezionati, i brandelli erano stati avvolti in stracci e sepolti in vari posti della zona; si sarebbe sussurrato in seguito, vero o falso? che però qualche bel pezzo di natica fosse finito arrosto in pance denutrite. La via era stata lavata dalle donne degl'impavidi ribelli, con gran lena, tanto che mai più sarebbe stata così linda.
Nello stesso tempo in altra zona di Napoli, del tutto indipendentemente, un gruppo dimprovvisati combattenti aveva assalito un manipolo di guastatori tedeschi, che stava cercando d'occupare la sede della compagnia telefonica, e laveva messo in fuga. Il plotone germanico sera vendicato catturando più in là e fucilando due carabinieri in servizio di ronda. Non molto dopo, unintera compagnia tedesca d'assaltatori era sopraggiunta davanti al palazzo dei telefoni e, presto, aveva avuto ragione deglinsorti che lo presidiavano. Eppure, contro i propositi dei nazisti, era montata ancor più la collera degli umiliati napoletani e, il giorno seguente, ai piedi della collina di Pizzofalcone tra la piazza del Plebiscito e i giardini sottostanti, cera stata una vera e propria battaglia, accesa da alcuni marinai, coi loro moschetti 91 e bombe a mano, e alimentata da molti civili armati di mitra MP80 e granate model 24, sottratti il giorno precedente agli occupanti, e di improvvisate bottiglie molotov. I ribelli avevano impedito il passaggio di unintera colonna di camion e camionette germanici. Cerano stati sei morti, tre marinai italiani che avevano combattuto in prima fila e altrettanti soldati tedeschi, e inoltre molti feriti da entrambe le parti.
Pesanti provvedimenti e gravi rappresaglie erano seguiti da parte tedesca, su ordine del fresco comandante della città colonnello Walter Scholl che, il giorno 12, aveva assunto ufficialmente il potere assoluto sulla piazza. Un suo proclama aveva imposto la consegna delle armi, forze di pubblica sicurezza a parte, il coprifuoco alle ore 21 e lo stato dassedio per l'intera città, mentre erano stati fucilati non solo i militari e i civili caduti prigionieri, ma diversi cittadini rastrellati a bella posta.
I tedeschi serano scatenati del tutto dopo il giorno 12, saccheggiando, distruggendo e incendiando; per prima era stata data alle fiamme luniversità, dopo avervi fucilato innanzi un inerme marinaio italiano costringendo i cittadini presenti non solo ad assistere allesecuzione, ma ad applaudirla. Fino al 25 settembre, sebbene dopo i primi giorni la città non avesse più agito apertamente contro gli occupanti, le ronde tedesche avevano catturato chiunque, non essendo poliziotto, fosse stato sorpreso per via in divisa italiana o, essendo in borghese, semplicemente fosse sembrato sospetto.
Napoli aveva taciuto ma sfrigolando e preparandosi allinsorgenza. In particolare, militari sbandati erano stati raccolti a uno a uno da membri dei partiti antinazifascisti e nascosti e addestrati alla guerriglia, molti entro i locali sotterranei del liceo Sannazaro, prima sede della neonata resistenza napoletana.
Il giorno 25 settembre, lo stesso in cui lItalia aveva sofferto da parte americana due gravissimi bombardamenti su Bologna e Firenze, era stata emanata in Napoli unordinanza che stabiliva la coscrizione, per mansioni di fatica a favore dei germanici, di tutti i cittadini in età di lavoro. Era stata la miccia della sommossa che si sarebbe alzata pochissimi giorni dopo, in perfetta antitesi alle intenzioni intimidatorie tedesche. I manifesti del decreto erano stati affissi ai muri già il mattino presto della domenica 26, giorno antecedente quello delle iniziali vampe dellinsorgenza.
Se lordine sostanziale di reclutamento era stato del colonnello Scholl, quello formale era stato firmato dalla mano italiana del prefetto Domenico Soprano che ad agosto, su nomina del Governo Badoglio, aveva preso il posto del dimissionato prefetto fascista Vaccari. Il Soprano era uomo dordine, anticomunista e antisocialista e avversario di possibili azioni violente da parte del popolo, anche se non era fascista ma liberale: non certo un demoliberale alla Gobetti, ma un aristocratico allantica. Più per la sua ripulsa verso le masse popolari che per soggezione ai tedeschi egli aveva firmato il decreto di coscrizione al lavoro: temporeggiare per mantenere la calma era stato il suo immediato obiettivo. Pochi giorni prima di quel 26 settembre, dopo che cerano stati contatti fra lintelligence dellUS Army e i dirigenti dei partiti antifascisti napoletani, proprio in vista di unauspicata sollevazione di Napoli, il prefetto Soprano era stato avvicinato da esponenti del neonato Fronte Nazionale di Liberazione poi Comitato di Liberazione Nazionale da poco fondato con sede centrale a Roma, composto dal Partito dazione, dal Partito liberale, dal Centro democratico cristiano, dalla Democrazia del lavoro, dal Partito socialista di unità proletaria e dal Partito comunista. Avevano premuto su di lui perché cooperasse con la nascente opposizione tramite le forze di Polizia che dirigeva, offrendogli tutto l'appoggio possibile. Il prefetto però, sempre perché avversario del socialcomunismo e timoroso di qualsiasi moto rivoluzionario, aveva preferito la via della prudenza, limitandosi a dialogare politicamente, in segreto, coi moderati dirigenti liberali Enrico De Nicola e Benedetto Croce: senza scoprirsi.