Il sottufficiale era giunto in piazzetta del Nilo sulla propria lenta motoretta modello La Piccola Italiana2 che, smilza comera, pareva mal sopportare il gravoso peso di quelluomo pletorico. Aveva per prima cosa prestato orecchio agli agenti, poi al medico legale, chera arrivato un po dopo di lui, con due inservienti, sopra un furgone per il trasporto dei cadaveri. Lanatomopatologo aveva escluso il suicidio, aveva ritenuto possibile un incidente, dato che il colpo, a prima vista, non gli pareva essere stato violentissimo. Non aveva scartato però lomicidio, riservandosi dessere preciso dopo lautopsia. Il maresciallo ne aveva preso nota, aggiungendo sul suo taccuino, a commento, che a suo parere non sera trattato di disgrazia ma domicidio e che proprio il fermato, per lui, era lassassino. In realtà sera semplicemente allineato a quanto supposto e riferitogli dallappuntato. Il cadavere era stato rimosso e caricato sul furgone dai portantini, per essere condotto allobitorio dove sarebbe stato sottoposto ad autopsia. Da parte sua il Branduardi, dopo aver sveltamente ispezionato lappartamento e constatato che non cera nessuno, aveva ordinato agli agenti di mettere i sigilli alla porta dingresso, di portare il fermato in Questura e metterlo in guardina, in attesa che venisse affidato a un commissario per linterrogatorio: in quel tempo la legge non prevedeva lintervento dun magistrato né sul luogo del delitto, né durante il colloquio inquisitorio del funzionario di Polizia con lindiziato, che avveniva senza la presenza del suo avvocato. Il giudice istruttore subentrava se il commissario inquirente, avvalendosi del referto autoptico e avendo interrogato il sospettato, avesse ritenuto trattarsi dun omicidio e ne avesse inviato rapporto alla Procura del Regno. In caso invece di disgrazia, la pratica, vistata dal vice questore, veniva semplicemente archiviata senza séguiti giudiziari.
Il Branduardi s'era accodato alla camionetta, perdendo però terreno per la bassa velocità della motoretta ormai vecchia e sfiatata. Allarrivo, mentre il fermato già era in camera di sicurezza, il maresciallo era salito al proprio ufficio nella Sezione Delitti di Sangue al secondo piano, stanza che divideva con un brigadiere e un agente dattilografo, e con flemma sera preparato un caffè di guerra, un surrogato, con la propria macchinetta napoletana che teneva nellarmadio insieme a un fornellino elettrico a incandescenza. Se lera sorbito bollente dopo averlo addolcito con una pastigliuccia di saccarina, non perché diabetico ma in quanto lo zucchero, dallentrata in guerra, era introvabile per i comuni mortali. Sera quindi fumato una sigaretta Serenissima Zara con calma altrettanto celeste, assaporandola fin quasi allesaurimento della cicca che, per le ultime due boccate, aveva trattenuto infilzandola con uno spillo, come in quei tempi di carestia e sigarette senza filtro non pochi fumatori usavano fare; e finalmente, a passo lemme, aveva portato il foglietto col rapporto, non più di venti metri sullo stesso piano, a uno dei vice comandanti della Sezione Delitti di Sangue, un certo commissario capo Riccardo Calvo chera di turno quella notte fin alle ventiquattro. Alle ore zero e pochi secondi il Branduardi se nera andato a casa a dormire e, poco dopo, pure il Calvo dopo aver lasciato il rapporto del maresciallo sulla scrivania del suo pari grado subentrante, il dottor Giuliano Boni.
Luomo in salopette aveva seguitato a starsene chiuso in camera di sicurezza.
Finalmente, su ordine del commissario capo Boni, il caso Rosa Demaggi era stato rifilato a un quasi imberbe vice commissario montato in servizio a mezzanotte, il dottor Vittorio DAiazzo, da poco meno d'un anno attivo in Pubblica Sicurezza e, fin dal primo giorno, assegnato alla rognosa Sezione Delitti di Sangue.
Erano circa le 3 di notte del 27 settembre 1943 e linsurrezione che la Storia ricorda come Le Quattro Giornate di Napoli stava per scoccare: la pignatta dellangariatissima città stava ribollendo e la temperatura era salita ormai a tale grado che impossibile sarebbe stato, per il tedesco occupante, impedirne leruzione ardente.
Capitolo 2
Il sentire del popolo di Partenope era rimasto oscuro allo sprezzante invasore nazista e la paura che questi aveva inteso diffondere in città sera risolta in bollore danimo e desiderio di ribellione. Facimmo a uèrra a chilli strunzi zellosi3 era ormai il sentimento di numerosi napoletani, nella sensazione che, san Genna ajutànno4 ! ci si sarebbe affrancati e, finalmente, la pace sarebbe stata vera-verissima e non più lillusione nata e morta un paio di mesi prima:
Il 25 luglio lItalia aveva esultato per la caduta nella notte del regime, apparsa definitiva con Mussolini esautorato dallo stesso Gran Consiglio del Fascismo e fatto arrestare dal re, e col nuovo Governo Badoglio non più fascista, anche se non democraticamente eletto; ma era stato anzitutto labbaglio che il conflitto fosse finito a far gioire la nazione. Tuttavia, ben presto nel Paese serano alzate lamentazioni che a Napoli avevano presentato toni pittoreschi lungo i vicoli e allombra dei bassi, come: Chillo capucchióne do nuvièllo Càpo e Guviérno5 , o maresciallo dItalia Badoglio Pietro, o gran generalone! ha fatto di a a ràdio, tòmo, tòmo6 : La guerra continua: strunz e mmèrda! Cerano stati, poi, coloro che avevano puntualizzato: Nossignori, strunzi noi ati a penzà che nu maresciallone vulisse a pace!7 Ma va ffa n c Con larmistizio di Cassibile, siglato fra lItalia e gli angloamericani il 3 di settembre e che avrebbe dovuto restare segreto fin al riassetto delle forze armate italiane ad argine del vendicativo ex alleato, ma era stato reso noto il giorno 8 da vanagloriosi generali vincitori, era piombato sullItalia, attraverso il Brennero, un male peggiore di prima: molte nuove, agguerrite e astiose divisioni germaniche s'erano aggiunte ai reparti tedeschi già presenti sul territorio. Perché mai, si chiedevano glitaliani più provveduti, i governanti e i capi militari non hanno saputo predisporre a tempo un piano demergenza? Nonostante la resa al nemico fosse da tempo probabile? Con forze dellimplacabile ex alleato già in casa? Dopo l'8 settembre il re e i suoi ministri avevano saputo solo fuggire nel sud, a Brindisi, approfittando del fatto che la 1a divisione aerotrasportata inglese stava per prendere quella città la quale, a differenza delle altre, era sgombra o quasi da truppe tedesche, e contando sul fatto che gli angloamericani, conquistata la Sicilia, stavano invadendo il resto delle regioni meridionali della Penisola8 . Ansimanti, il sovrano, i suoi segretari di Stato e il generale Mario Roatta, difensore mancato di Roma abbandonata alliniziativa disordinata e inutile dei comandanti di reparto, avevano lasciato la Capitale per porre Trono, Governo e Alti comandi a Brindisi, sotto la protezione degli ex nemici, lasciando le truppe italiane sui vari fronti esteri e in Italia senza ordini, in balia del possente esercito germanico. Dopo lannuncio ufficiale dellarmistizio da parte italiana, dato alla radio personalmente da Badoglio alle 19 e 37 minuti dell8 settembre, il tedesco, grazie ai rinforzi giunti rapidissimi, era rimasto padrone incontrastato dalle Alpi fin alla città di Napoli compresa, mentre la provincia di Salerno era divenuta zona di combattimento per lo sbarco angloamericano del giorno 9. La collera dei partenopei, già calda per la guerra patita, era divenuta ardente: troppe ne avevano dovute sopportare nei tre anni e più dalla proditoria e improvvida entrata nel conflitto del regime, il 10 giugno 1940, dietro alla Germania nazista; Napoli era stata bombardata sistematicamente daglinglesi e poi anche dagli statunitensi, ben centocinque incursioni fin allarmistizio, tutte andate a segno rendendo in macerie edifici su edifici con gran numero di morti, feriti e mutilati e torme di famiglie senza casa. Non un solo quartiere era stato risparmiato, anche perché i dirigenti politici e militari erano stati incapaci dapprontare adeguate difese antiaeree, affidate quasi del tutto, in modo improvvisato, alle navi da guerra alla fonda nel porto; e poi, la fame! quella fame cupa e sorda che piega le gambe; ed essendo sfumata lillusione di pace del 25 luglio, ecco altri nugoli di bombe sulla città e la carestia assoluta, e malattie con ulteriori morti per deficienza di medicinali. Fin dal 9 settembre Napoli aveva patito guasti materiali da parte germanica, fra i quali gravissimi danni al porto, e sofferto retate e fucilazioni non solo di militari italiani sbandati ma pure di civili. Anche i fascisti, un paio di settimane dopo l8 settembre, sia pur in subordine avevano preso possesso della città, risorti dalle tombe politiche e assurti al neonato Stato Nazionale Repubblicano presto Repubblica Sociale Italiana costituito il 23 di quel mese da Hitler in persona, con a capo il nolente ma rassegnato Mussolini che, il 12, paracadutisti germanici avevano liberato dal rifugio-albergo di Campo Imperatore sul Gran Sasso, domicilio coatto dove il re laveva relegato.