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Sandwell non era in grado di immaginare un luogo migliore per rilassarsi. Solo un'ora prima al terminal degli arrivi dell'aeroporto di Fiumicino a Roma, Sandwell, Professore of Scintologia all'Università Kokugakuin di Tokyo si era sentito completamente distrutto dal jet-lag, ora che era seduto a guardare la battaglia di Faust con il Diavolo, si sentiva completamente sveglio.
Con i suoi capelli biondo scuro, i pantaloni marroni e la giacca in tweed Sandwell contrastava nettamente con il pubblico italiano composto in gran parte da persone con i capelli scuri. I posti nei palchetti che lo circondavano, per quanto era in grado di vedere al buio, erano occupati dalla crema della società , vestita con abiti stupendi, smoking e abiti da sera. L'aristocrazia romana, pensò, basandosi sulla presenza di giovani donne attraenti che indossavano abiti di alta moda e costosi accessori. Notando parecchie donne meravigliose sedute da sole senza accompagnatori maschili si domandò se l'occasione di sfoggiare la loro ricchezza e la loro bellezza fosse il vero motivo della loro presenza. Dando un'occhiata agli altri palchetti vicini al suo Sandwell notò una giovane donna seduta in diagonale sulla sua sinistra a circa una decina di metri di distanza. Essendo da sola o almeno senza alcun compagno visibile, attirò la sua attenzione. La donna era vestita tutta di nero, in quello che sembrava essere un completo antracite piuttosto elegante con increspature scarlatte sui bordi. Uno Chanel, pensò. Un grande cappello nero piatto con un'ampia falda e un velo nascondeva il suo volto da occhi indiscreti. Da quello che poteva vedere del suo corpo, Sandwell stimò che avesse tra i venticinque e i trent'anni. Chiunque fosse, sembrava conoscere le arti della seduzione. Questa distrazione, comunque, non impedì a Sandwell di ritornare con la sua attenzione sul palco, dove Margherita, implorando la grazia di Dio, collassò davanti ai suoi occhi.
Sandwell sentì una leggera vibrazione da qualche parte sotto il suo ombelico. Sconcertato, si risistemò al suo posto, ritornando con la sua attenzione alle convulsioni mortali di Margherita, sperando che il suo malessere scomparisse ma, al contrario, la sensazione divenne ogni secondo più forte.
All'improvviso, ne capì il motivo. Imbarazzato e con entrambe le guance rosse per la vergogna estrasse il cellulare dalla tasca.
4
âNumero privatoâ, le parole che scintillavano in cima alla cartella delle chiamate perse.
Mentre stava per toccare il pulsante di spegnimento, il telefono cominciò a vibrare ancora una volta mostrando lo stesso messaggio.
Potrebbe essere qualche idiota, immaginò, come l'ubriaco che aveva osato chiamarlo nel cuore della notte dall'Australia, insistendo che venisse immediatamente a Melbourne a tenere una conferenza.
Come se il dispositivo fosse in grado di leggere i suoi pensieri la vibrazione cessò immediatamente, ma in un minuto arrivarono altre due chiamate.
Lasciando il suo palco irritato e pronto a dare una lavata di capo a chiunque lo avesse chiamato, guardò il suo orologio e vide che erano le ventidue e quindici.
âVeloce o il ritardo ci costerà caro!" cantava Faust in italiano. Affrettandosi all'esterno Sandwell rispose al telefono. "Pronto. sono William Sandwell,â disse. âCon chi sto parlando?" âClic.âStupito, fissò lo schermo; âFine della conversazione. Tempo: 4,03 secondiâ.
Ottimo. Ora stava facendo dei monologhi.
Alzando le spalle disgustato decise di dimenticare tutto l'episodio e di ritornare al suo palco.
Nessuna persona sana di mente chiama lo stesso numero senza ragione per così tante volte. C'era qualcosa sotto.
Una Vespa azzurra comparve all'angolo di Via Firenze, una stretta strada vicina al teatro. Lanciato ad alta velocità tra i pedoni lo scooter attraversò Piazza Beniamino Gigli verso il teatro, mancando di poco un gruppo di ignari turisti. Quando arrivò all'altezza dell'entrata principale la Vespa fece una svolta secca a sinistra e si diresse verso Sandwell. Una collisione sembrava inevitabile, ma, all'ultimo momento, il guidatore premette sui freni, fermandosi a pochi centimetri da Sandwell, che fece un passo indietro.
"Buonasera,â disse l'uomo. âLei è il Signor William R. Sandwell?"
Sandwell annuì, confuso.
âSono io. La conosco?â
Ignorando la sua domanda, il guidatore estrasse un piccolo pacchetto dalla giacca e glielo porse. Senza una parola ripartì nella notte.
Sorpreso da questa consegna inaspettata Sandwell notò che il pacchetto consisteva di una semplice busta bianca con una riga scritta a mano al centro, âWilliam R. Sandwell.â
Il suo nome era scritto con un inchiostro nero e con una calligrafia antica ed estremamente elegante. Sembrava opera della mano di un uomo, ovviamente di qualcuno che aveva imparato a scrivere molto tempo fa. Supponendo che la scrittura fosse genuina e non qualche calligrafia appresa successivamente, significava che l'autore dell'appunto doveva essere molto più vecchio di lui.
Una sensazione di perdita lo travolse, ripensando a tutte le persone anziane che una volta conosceva e che avrebbero potuto scrivere in modo così meraviglioso ma che erano morte da molto tempo.
Guardando la busta pensò che una singola riga scritta aveva improvvisamente trasformato la sua visita non pianificata a Roma in un qualche tipo di strano mistero.
Toccando un angolo del pacchetto sentì una irregolarità , un rigonfiamento di qualche millimetro, della dimensione di una moneta. La busta sembrava accuratamente sigillata.
Con cautela l'aprì.
5
Con suo grande sollievo la busta non conteneva nulla di pericoloso, solo una chiave del tipo usato per gli armadietti, le cassette postali e i lucchetti. Aveva una targhetta in alluminio con il numero trentasette chiaramente evidenziato seguito dalle lettere âRTâ.
RT potrebbe indicare le iniziali di qualcuno, pensò, o forse il nome del mittente. O forse RT è l'abbreviazione di una cosa più che di una persona.
Decise di puntare sulla seconda ipotesi.
Supponendo che il mittente del pacchetto si aspettasse che lui aprisse la busta, allora era ovvio concludere che si pensava che lui usasse la chiave.
Guardando il suo orologio, vide che erano solo le dieci e un quarto, aveva ancora molto tempo per capire a chi o a che cosa appartenesse la chiave.
Dopo un momento per decidere, ritornò dentro al teatro, e andò direttamente verso la reception dove consultò una brochure riccamente illustrata intitolata âVISITARE ROMAâ.
Alla fine della brochure trovò quello che stava cercando, una lista di tutti gli hotel e le pensioni della capitale, elencati in ordine alfabetico.
Passando con il dito lungo l'elenco cercò di riconoscere le lettere sulla targhetta. Fu un tentativo inutile. Nessuno degli hotel o delle pensioni nella lista sembrava combaciare con le lettere RT. Decise di chiedere a qualcuno.
âMi scusi, può dirmi cosa significano queste lettere?â chiese a uno degli impiegati mostrando la targhetta.
âCerto, signore. RT è l'abbreviazione di Roma Termini. à la più grande stazione dei treni di Roma. Le serve un taxi? Posso chiamargliene uno se desidera.â
Una stazione dei treni doveva avere di sicuro degli armadietti, pensò rallegrnandosi.
âNo, grazie,â rispose, scuotendo brevemente la testa. âPreferisco camminare.â
Una folla di spettatori dell'opera scese le scale e si riversò lungo le strade, un segnale che lo spettacolo era terminato. Rimase in piedi a pensare. Poteva tornare al suo hotel dove era certo che la stanchezza lo avrebbe portato a dormire, e in tal caso si sarebbe sicuramente svegliato sufficientemente presto per prendere il volo per tornare a casa. Se, però, avesse fatto così, non avrebbe mai scoperto cosa conteneva l'armadietto numero trentasette.