Луиджи Пиранделло - Il fu Mattia Pascal / Покойный Маттиа Паскаль. Книга для чтения на итальянском языке стр 9.

Книгу можно купить на ЛитРес.
Всего за 326 руб. Купить полную версию
Шрифт
Фон

Già, quella vendita non giovò a nulla. Il Malagna, con quel figlio nascituro, che lo abilitava ormai a non aver più né ritegno né scrupolo, fece lultima: si mise daccordo con gli strozzini, e comprò lui, senza figurare, le case, per pochi bajocchi. I debiti che gravavano su la Stìa restarono così per la maggior parte scoperti; e il podere insieme col molino fu messo dai creditori sotto amministrazione giudiziaria. E fummo liquidati.

Che fare ormai? Mi misi, ma quasi senza speranza, in cerca di unoccupazione qual si fosse, per provvedere ai bisogni più urgenti della famiglia. Ero inetto a tutto; e la fama che mero fatta con le mie imprese giovanili e con la mia scioperataggine non invogliava certo nessuno a darmi da lavorare. Le scene poi, a cui giornalmente mi toccava dassistere e di prender parte in casa mia, mi toglievano quella calma che mi abbisognava per raccogliermi un po a considerare ciò che avrei potuto e saputo fare.

Mi cagionava un vero e proprio ribrezzo il veder mia madre, lì, in contatto con la vedova Pescatore. La santa vecchietta mia, non più ignara, ma agli occhi miei irresponsabile de suoi torti, dipesi dal non aver saputo credere fino a tanto alla nequizia degli uomini, se ne stava tutta ristretta in sé, con le mani in grembo, gli occhi bassi, seduta in un cantuccio, ma come se non fosse ben sicura di poterci stare, lì a quel posto; come se fosse sempre in attesa di partire, di partire fra poco se Dio voleva! E non dava fastidio neanche allaria. Sorrideva ogni tanto a Romilda, pietosamente;

non osava più di accostarsele; perché, una volta, pochi giorni dopo la sua entrata in casa nostra, essendo accorsa a prestarle ajuto, era stata sgarbatamente allontanata da quella strega.

 Faccio io, faccio io; so quel che debbo fare.

Per prudenza, avendo Romilda veramente bisogno dajuto in quel momento, mero stato zitto; ma spiavo perché nessuno le mancasse di rispetto.

Maccorgevo intanto che questa guardia chio facevo a mia madre irritava sordamente la strega e anche mia moglie, e temevo che, quandio non fossi in casa, esse, per sfogar la stizza e votarsi il cuore della bile, la maltrattassero. Sapevo di certo che la mamma non mi avrebbe detto mai nulla. E questo pensiero mi torturava. Quante, quante volte non le guardai gli occhi per vedere se avesse pianto! Ella mi sorrideva, mi carezzava con lo sguardo, poi mi domandava:

 Perché mi guardi così?

 Stai bene, mamma?

Mi faceva un atto appena appena con la mano e mi rispondeva:

 Bene; non vedi? Va da tua moglie, va; soffre, poverina.

Pensai di scrivere a Roberto, a Oneglia, per dirgli che si prendesse lui in casa la mamma, non per togliermi un peso che avrei tanto volentieri sopportato anche nelle ristrettezze in cui mi trovavo, ma per il bene di lei unicamente.

Berto mi rispose che non poteva; non poteva perché la sua condizione di fronte alla famiglia della moglie e alla moglie stessa era penosissima, dopo il nostro rovescio: egli viveva ormai su la dote della moglie, e non avrebbe dunque potuto imporre a questa anche il peso della suocera. Del resto, la mamma diceva si sarebbe forse trovata male allo stesso modo in casa sua, perché anche egli conviveva con la madre della moglie, buona donna, sì, ma che poteva diventar cattiva per le inevitabili gelosie e gli attriti che nascono tra suocere. Era dunque meglio che la mamma rimanesse a casa mia; se non altro, non si sarebbe così allontanata negli ultimi anni dal suo paese e non sarebbe stata costretta a cangiar vita e abitudini. Si dichiarava infine dolentissimo di non potere, per tutte le considerazioni esposte più sù, prestarmi un anche menomo soccorso pecuniario, come con tutto il cuore avrebbe voluto.

Io nascosi questa lettera alla mamma. Forse se lanimo esasperato in quel momento non mi avesse offuscato il giudizio, non me ne sarei tanto indignato; avrei considerato, per esempio, secondo la natural disposizione del mio spirito, che se un rosignolo dà via le penne della coda, può dire: mi resta il dono del canto; ma se le fate dar via a un pavone, le penne della coda, che gli resta? Rompere anche per poco lequilibrio che forse gli costava tanto studio, lequilibrio per cui poteva vivere pulitamente e forsanche con una certaria di dignità alle spalle della moglie, sarebbe stato per Berto sacrifizio enorme, una perdita irreparabile. Oltre alla bella presenza, alle garbate maniere, a quella sua impostatura delegante signore, non aveva più nulla, lui, da dare alla moglie;

neppure un briciolo di cuore, che forse lavrebbe compensata del fastidio che avrebbe potuto recarle la povera mamma mia. Mah! Dio laveva fatto così; gliene aveva dato pochino pochino, di cuore. Che poteva farci, povero Berto?

Intanto le angustie crescevano; e io non trovavo da porvi riparo. Furon venduti gli ori della mamma, cari ricordi. La vedova Pescatore, temendo che io e mia madre fra poco dovessimo anche vivere sulla sua rendituccia dotale di quarantadue lire mensili, diventava di giorno in giorno più cupa e di più fosche maniere. Prevedevo da un momento allaltro un prorompimento del suo furore, contenuto ormai da troppo tempo, forse per la presenza e per il contegno della mamma. Nel vedermi aggirar per casa come una mosca senza capo, quella bufera di femmina mi lanciava certe occhiatacce, lampi forieri di tempesta. Uscivo per levar la corrente e impedire la scarica. Ma poi temevo per la mamma, e rincasavo.

Un giorno, però, non feci a tempo. La tempesta, finalmente, era scoppiata, e per un futilissimo pretesto: per una visita delle due vecchie serve alla mamma.

Una di esse, non avendo potuto metter nulla da parte, perché aveva dovuto mantenere una figlia rimasta vedova con tre bambini, sera subito allogata altrove a servire; ma laltra, Margherita, sola al mondo, più fortunata, poteva ora riposar la sua vecchiaja, col gruzzoletto raccolto in tanti anni di servizio in casa nostra. Ora pare che con queste due buone donne, già fidate compagne di tanti anni, la mamma si fosse pian piano rammaricata di quel suo misero e amarissimo stato. Subito allora Margherita, la buona vecchierella che già laveva sospettato e non osava dirglielo, le aveva profferto dandar via con lei, a casa sua: aveva due camerette pulite, con un terrazzino che guardava il mare, pieno di fiori: sarebbero state insieme, in pace: oh, ella sarebbe stata felice di poterla ancora servire, di poterle dimostrare ancora laffetto e la devozione che sentiva per lei.

Ma poteva accettar mia madre la profferta di quella povera vecchia? Donde lira della vedova Pescatore.

Io la trovai, rincasando, con le pugna protese contro Margherita, la quale pur le teneva testa coraggiosamente, mentre la mamma, spaventata, con le lagrime agli occhi, tutta tremante, si teneva aggrappata con ambo le mani allaltra vecchietta, come per ripararsi.

Veder mia madre in quellatteggiamento e perdere il lume degli occhi fu tuttuno. Afferrai per un braccio la vedova Pescatore e la mandai a ruzzolar lontano. Ella si rizzò in un lampo e mi venne incontro, per saltarmi addosso; ma sarrestò di fronte a me.

 Fuori! mi gridò. Tu e tua madre, via! Fuori di casa mia!

 Senti; le dissi io allora, con la voce che mi tremava dal violento sforzo che facevo su me stesso, per contenermi. Senti: vattene via tu, or ora, con le tue gambe, e non cimentarmi più. Vattene, per il tuo bene! Vattene!

Romilda, piangendo e gridando, si levò dalla poltrona e venne a buttarsi tra le braccia della madre:

 No! Tu con me, mamma! Non mi lasciare, non mi lasciare qua sola!

Ma quella degna madre la respinse, furibonda:

 Lhai voluto? tientelo ora, codesto mal ladrone! Io vado sola!

Ma non se ne andò, sintende.

Ваша оценка очень важна

0
Шрифт
Фон

Помогите Вашим друзьям узнать о библиотеке

Скачать книгу

Если нет возможности читать онлайн, скачайте книгу файлом для электронной книжки и читайте офлайн.

fb2.zip txt txt.zip rtf.zip a4.pdf a6.pdf mobi.prc epub ios.epub fb3