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–La prospettiva della pressione, in cui gli agenti reagiranno in modo diseguale ai fattori di stress del loro lavoro, e il suicidio può essere visto come una “soluzione” a tale sofferenza.
–Interpersonale, dove lo stress lavorativo è correlato a esposizioni traumatiche, insieme alla sensazione di isolamento e mancanza di appartenenza sociale.
–Diatesi-stress interattivo, dove il suicidio è correlato a stress e fattori predisponenti personali (Mann, Waternaux, Haas, & Malone, 1999).
Fattori di Rischio
I fattori di rischio sono quelli in presenza dei quali aumentano le possibilità di atti suicidari. Questi possono essere quantitativi o qualitativi, nel primo caso si parlerebbe di fattori che hanno bisogno di “accumularsi” nel tempo, o che richiedono un’elevata intensità per poter avere quell’influenza sul comportamento suicidario; e nel caso di fattori qualitativi, si parlerebbe più che la sola presenza di questo fattore è sufficientemente determinante per “provocare” detto atto.
Per quanto riguarda i fattori che aumentano la probabilità di commettere un suicidio, si distinguono i seguenti (Mental Health Commission of Canada, 2018):
–la storia familiare di casi di suicidio e disturbi psicologici.
–i precedenti tentativi di suicidio.
–i pazienti ospedalieri cronici.
–l’abuso di alcool.
–la reclusione in prigione.
–i cambiamenti stagionali.
–l’influenza dei media.
–i fattori sociali come l’isolamento o recenti eventi della vita.
–l’esposizione alla violenza.
–il lavorare in determinate professioni come nel campo della salute, nei servizi di emergenza o nella polizia.
Su quest’ultimo punto rispetto al lavoro svolto, altre indagini hanno associato un più alto tasso di suicidi a professioni come quella di agricoltore, (Tiesman et al., 2015)medico, poliziotto o soldato .Sebbene ci sia un numero maggiore di suicidi nella polizia rispetto alla popolazione generale, all’interno dei lavori rischiosi è dietro il tasso di suicidi di vigili del fuoco, soldati e funzionari della prigione (Milner, Witt, Maheen, & Lamontagne, 2017; Stanley, Hom, & Joiner, 2016).
Pertanto, e tenendo conto della descrizione precedente, si potrebbe affermare che i poliziotti saranno più esposti a commettere suicidi a causa delle caratteristiche della loro professione, dell’isolamento sociale che a volte produce e dell’esposizione quasi costante alla violenza.
Solo con questi tre fattori si potrebbe parlare di una popolazione particolarmente vulnerabile in cui ci si possono aspettare tassi di suicidio superiori alla popolazione generale, a cui fattori temporanei come stagionalità (inverno o estate), eventi sociali (perdita di una famiglia), consumo di alcol, … producendo un maggior rischio di suicidio tra gli agenti dati gli alti livelli di stress a cui sono sottoposti, con temporanei spostamenti geografici, esposizione pressoché continua alla violenza, senso di isolamento sociale (Mishara & Martin, 2012).
Fattori di Personalità
La prima cosa da chiarire è il concetto di persona, la cui etimologia (origine del significato delle parole) si riferisce alle maschere che i greci usavano nelle loro rappresentazioni teatrali; cioè la persona (maschera) è l’immagine con cui ci presentiamo agli altri. Senza essere così rigorosi, il termine viene utilizzato per designare un individuo sostanzialmente diverso dagli altri, che appartiene a una determinata specie. Questa persona avrà una serie di qualità, oltre alle sue caratteristiche fisiche, come peso, altezza, colore dei capelli, pelle o occhi, tra le altre. Presenterà anche un modo di sentire e relazionarsi con sé stesso e con gli altri, mostrando uno stile di comportamento e modi di fare propri. Questo insieme di stili di pensiero, sentimento e azione è ciò che viene chiamato personalità, in cui si possono distinguere tre sfaccettature:
–Biologica, che corrisponde sia all’informazione genetica acquisita combinando quella dei genitori (genotipo); nonché i caratteri morfologici, funzionali e biochimici che la persona presenta (fenotipo); il primo corrisponderebbe al nostro carico genetico, mentre il secondo si riferisce a come quella genetica si esprime in un certo modo.
–Individuale, che include bisogni e desideri, cioè è la motivazione della persona, che sarà ciò che la porterà ad agire in un certo modo per raggiungere i suoi obiettivi, cercherà anche di evitare ciò che è per lui poco attraente o sgradevole.
–Sociale, attraverso le relazioni interpersonali, impariamo non solo a vivere con gli altri, ma anche a pensare e sentire in un certo modo. La cultura, la lingua, i costumi e le abitudini configureranno le tendenze a pensare, sentire e comportarsi dell’individuo per tutta la sua vita.
Con questo possiamo avere un’idea approssimativa di cosa sia la personalità, come la tendenza a pensare, sentire e agire in un certo modo, che sarà condizionata, da un insieme di regole che regolano la convivenza, all’interno della società in cui essa è vissuta, oltre che dall’espressione di una genetica trasmessa dai nostri genitori, ma come si forma la personalità?
Sono due i principali meccanismi che utilizziamo per plasmare la personalità nel tempo: l’esperienza diretta permette alla persona, fin dalla tenera età, di provare diverse azioni, e per tentativi ed errori, di apprendere cosa è piacevole o spiacevole. Il primo, diventa fonte di desiderio, generando tendenze verso il suo raggiungimento; mentre lo sgradevole, si tende ad evitarlo o addirittura a fuggirlo; e l’apprendimento vicario, noto anche come apprendimento osservazionale, grazie al quale la persona è in grado di apprendere le conseguenze di determinate azioni, vedendo i risultati che queste generano negli altri, ad esempio, un bambino è in grado di imparare a non toccare cose taglienti se vede come qualcun altro si fa male nel farlo.
Attraverso questi due meccanismi impareremo a identificarci come un individuo, diverso dal resto, con le nostre caratteristiche, come il nostro corpo, il nostro modo di pensare e di agire. Ma per arrivare a questo punto devono trascorrere un periodo di esperienza e apprendimento da parte del bambino, come mostra il test delle macchie. Prima del test al bambino è stata messa una macchia (di carminio) su una parte della fronte, per poi posizionarlo davanti a uno specchio, per osservare la sua reazione. Se cerca di toccare la macchia, si può concludere che il bambino è consapevole di essere quello che vede nello specchio, cioè è il suo riflesso; quindi, avrebbe già coscienza di sé stesso, come individuo diverso dagli altri.
Allo stesso modo, nel tempo, acquisirà la coscienza morale, che è quella che governerà il nostro comportamento per tutta la vita, e dalla quale apprendiamo ciò che è stabilito come corretto o non corretto, all’interno di una certa società. Pertanto, determinati desideri, pensieri e modi di agire saranno consentiti e persino incoraggiati; mentre altri saranno banditi, perseguitati e puniti.
Personalità che sta per essere alla base di come ci sentiamo, pensiamo e agiamo, ed è proprio in quest’ultimo aspetto che cerchiamo di spiegare alcuni comportamenti disallineati e anche psicopatologie. Quindi, una delle maggiori difficoltà quando si tratta di tossicodipendenti è quando ci sono variabili di personalità coinvolte nell’abuso di sostanze; in modo che se una qualsiasi delle caratteristiche della nostra personalità favorisce l’abuso di sostanze, saremo più predisposti ad esso, anche se non dovremmo pensare a nessun tipo di determinismo della personalità nell’abuso di sostanze, guiderà i nostri passi verso ciò che vogliamo e cerchiamo.